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Oliena
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top
mwgaOliena (mwgqmwggAFI: /oˈli.ena/cite-ref-3[3] od /oˈljɛna/cite-ref-4[4]; mwjqUlìana in mwjgsardocite-ref-5[5], il nome in lingua sarda è coufficiale) è un mwkwcomune italiano di mwla6 394 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwmqprovincia di Nuoro in mwmgSardegna.
Contents
• Storia
• Simboli
• Società
• Cultura
• Costume
• I balli
• Cinema
• Il vino
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Adagiato sotto il massiccio calcareo del mwnwmonte Corrasi, noto anche come Supramonte di Oliena, è cullato a vista dalle cime di Corrasi e Carabidda; sorge ai margini della mwoaBarbagia di Ollolai a mwoq10 km da mwogNuoro e il suo panorama si può ammirare dalla cima del mwowmonte Ortobene. Nel suo territorio è situato Su Troccu 'e Pentumas (erroneamente nota come mwpaBadde Pentumas)cite-ref-6[6], un suggestivo mwqqcanyon, e Su Gologone, una fonte di origine calcarea.
Sas nurras
Le mwranurras sono dei crepacci che così descrive mwrqGrazia Deledda:" Nei monti di Oliena, nei contrafforti calcarei dai picchi acuti di un azzurro latteo che si confonde col cielo, esistono grandi crepacci - ricordi di antichissime convulsioni vulcaniche - di alcuni dei quali non si distingue il fondo. Vengono chiamati mwrgsas nurras, e volgarmente si crede che sieno misteriose comunicazioni dell'inferno col mondo. Di là escono i diavoli per scorrazzare sulle bianche montagne in cerca di anime e di avventure".cite-ref-7[7]
Storia
Il primo insediamento abitativo di Oliena, inteso come struttura societaria permanente, si ha in mwtqetà romana, anche se in tutto il territorio sono presenti tracce dell'uomo fin dall'mwtgetà paleolitica, con una forte presenza di villaggi e mwtwtribù nuragiche. Lo testimoniano i numerosi ritrovamenti avvenuti presso la valle di Lanaitho (tra cui i resti dello scheletro noto come mwuaSisaia) e le zone circostanti l'attuale centro abitato.
Il paese sembra essere nato dall'unione di tribù minori, che si sarebbero poi unite ad un preesistente villaggio, più sviluppato rispetto agli altri, e che quindi offriva più sicurezza contro gli invasori, ormai penetrati in mwugBarbagia. Oliena ebbe un primo notevole sviluppo nel periodo medioevale, quando venne edificato un castello di cui però oggi restano tracce incerte, due archi, un piccolo cortile ubicato in via Maggiore Toselli salendo alla chiesa del Carmine. Sono presenti alcuni contrafforti in via Trento e un antico ingresso sempre nella medesima via. In via Castello sono presenti alcune case e dei pilastri che fungevano a supporto di una tettoia per il ricovero del bestiame, Ancora oggi si fa riferimento nella parlata e nella toponomastica, che denomina appunto "Su Hasteddu", quel rione.
Parte dell'agro di Oliena era stato conferito dal giudice di Gallura Costantino de Lacon (XII secolo) alla potestà abbaziale autonoma di Girifai, o Franca di Jurifai. In particolare nell'agro olianese furono ricompresi dal sovrano gallurese i centri medioevali poi spopolati di Golcone (oggi Corcodde) che aveva un castello detto "castello di Golione" citato alla fine del Trecentocon il castello di Elcono (Iloghe in agro di Dorgali), con il castello Paules, oggi "casteddu de Ghirtalu" (in agro di Dorgali e al confine con l'agro di Galtellì), mwyaFilihuri (Filicore per i nuoresi), mwyqGadu o mwygGiumpattu, mwywNothule (oggi Dule) e mwzaLocoe. Le parrocchie di questi paesi erano rispettivamente dedicate a: san Mamiliano Vescovo, La Madonna dei Poveri (disamparados), sant'Elena e san Costantino (santa Ligustina), La Misericordia e San Leonardo di Noblaccite-ref-8[8]. I primi tre centri erano collocati sulla sponda sinistra (dando le spalle alla sorgente) del Rio di Oliena (mwawCedrino). Tutti questi centri, come Oliena, facevano parte del Vescovado di Galtellì (mwbaXIII secolo). La Repubblica di Pisa, ghibellina, avversò strenuamente queste autonomie abbaziali di Girifai, guelfe, sia in Sardegna che in continente e si risolse ad occupare militarmente i loro territori intorno al 1220. Infatti mwbwGolcone, Filihuri, Locoe e Gadu sono citati nel censimento della Gallura pisana redatto dai funzionari pisani Upechini e Cipolla nel 1317 (mwcaLiber fondachi). Nella valle di Lanaitto esisteva un paese appartenente al Gemini (località Ghemeddaris) censito nel Medioevo con il nome di mwcwLatinaco o mwdaLatinatho. Sul Corrasi, chiamato dai vicini dorgalesi "Monte de Sovana", esisteva un paese mwdqSovana che in italiano antico è sinonimo di soprana (da sopra).
Il patrono di Golcone era santu Milianu, san Mamiliano, vescovo di Palermo, il cui culto, importante nel Medioevo, era presente in Sardegna anche a mwewNuoro, nel borgo poi spopolatosi del monte Ortobene (già Gortobe o Gultofe nel Medioevo poi diventato Seuna con gli aragonesi), a mwfgSamassi e a mwfwSestu. Secondo la sua passione il santo visse in Sardegna, probabilmente nell'ambito del territorio del Girifai, dove gli abitanti locali tentarono di trattanerlo per evitare che tornasse in continente come poi fece fondando a Monte Giove, oggi Monte Cristo, il famoso monastero.cite-ref-9[9]
Il paese, che prima apparteneva al mwhwgiudicato di Gallura, e alla curatoria di mwiaGaltellì-mwiqOrosei, all'alba del XIV secolo risulta inglobato nei possedimenti d'oltremare di Pisa. Durante questo periodo si incrementa l'mwjgagricoltura con l'introduzione di nuove colture, per lo più sconosciute ai sardi.
Ad Oliena i pisani lasciarono loro impronte. Resiste ancora il ponte in località Pappaloppe: era un vecchio ponte romano riattivato dai pisani detto appunto in sardo "mwkaSu ponte 'e sos pisanos" (il ponte dei pisani). Da qui veniva esportato il bestiame e i prodotti caseari. Si importavano invece spezie e varie stoffe, tra cui il pregiato broccato, che pisani e genovesi acquistavano dall'Oriente Mediterraneo. A questo periodo risale anche la costruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore, che non a caso fu così chiamata: santa Maria era infatti la protettrice dei pisani.
La chiesa, che oggi appare molto diversa rispetto all'originaria struttura, databile tra la fine del mwmgXIII e gli inizi del mwmwXIV secolo, troneggiava isolata al di fuori dell'abitato.
Nel mwnq1600 circa il paese va edificandosi in due distinti rioni: quello di Sa Banditta e quello di Sa Banda Manna, separati in maniera regolare dal Rio Golathi, al punto che si sente la necessità di costruire più ponti. Nel mwngXVII secolo, Oliena aveva un aspetto molto diverso da quello attuale.
La grossa borgata, fiancheggiata da fitte foreste di mwoalecci, stava arroccata al di sotto del già citato castello medioevale, e le case, addossate le une alle altre, andavano digradando dal rione Sa Madalena e Sant'Idogli (San Giorgio), verso la chiesa di Santa Maria.
Nel mwogNovecento, lo sviluppo è maggiore e in paese arriva la mwowcorrente elettrica. Nel mwpa1935 si dispone di un caseggiato scolastico (prima infatti le lezioni si svolgevano in case private), e negli mwpqanni cinquanta si hanno la mwpgrete idrica e quella mwpwfognaria.
Migliora l'igiene e la popolazione arriva per la prima volta a quota 5.000. Apre il primo mwqqsportello bancario, circolano le prime mwqgautomobili e nel mwqw1953 nasce la prima società calcistica olianese: la Corrasi.
I gesuiti
Quel villaggio ardente come la calce
Così la scrittrice Grazia Deledda ricostruisce l'aura della località nel suo romanzo più famoso, Canne al vento, pubblicato nel 1913:
«Il villaggio bianco sotto i monti azzurri e chiari come fatti di marmo e d'aria, ardeva come una cava di calce: ma ogni tanto una marea di vento lo rinfrescava e i noci e i peschi negli orti mormoravano tra il fruscìo dell'acqua e degli uccelli. Giacinto guardava le donne che andavano a messa, composte, rigide, coi visi quadrati, pallidi nella cornice dei capelli lucenti come raso nero, i malleoli nudi di cerbiatta, le belle scarpette fiorite: sedute sul pavimento della chiesa, coi corsetti rossi, quasi del tutto coperte dai fazzoletti ricamati, davano l'idea di un campo di fiori. E tutta la chiesa era piena di nastri e di idoli; santi piccoli e neri con gli occhi di perla, santi grossi e deformi, più mostri che idoli.»
(nell'immagine: le cime dei monti attorno ad Oliena)
La pagina più bella della storia di Oliena è senza dubbio quella scritta dai mwrggesuiti. Essi arrivarono nel paese nel mwrw1665 grazie al consistente lascito del Rettore Salis. Vi trovarono i frati minimi di mwsasan Francesco da Paola, che già dal mwsq1525 vi si erano stanziati.
Di questi ultimi resta ancora la chiesa. I membri della Compagnia di Gesù iniziarono la costruzione di un grande convento, ed edificarono in seguito l'attuale chiesa parrocchiale, dedicata al fondatore dell'ordine gesuitico: mwtwsant'Ignazio di Loyola. Gli edifici dei gesuiti fanno bella mostra di sé a lato e di fronte di questa chiesa. Dalla facciata del palazzotto di fronte trapelano ancora dall'intonaco originale deteriorato il giallo e il rosso della bandiera spagnola la cui cultura fu presente a Oliena e nel circondario fino a tutto il XVIII secolo.
Per la costruzione della chiesa furono usate le pietre del vecchio castello, ormai in rovina, che vennero smantellate dagli operai. Il convento adiacente fungeva da scuola, e perciò fu detto "Collegio"; qui si insegnavano mwuqlatino e mwugretorica. Questa scuola accoglieva i giovani di Oliena e di tutta la zona, e probabilmente era la scuola più importante del Nuorese. Per condizione testamentaria del lascito del rettore Salis i gesuiti insegnavano gratuitamente ai bimbi olianesi e dorgalesi della scuola primaria di Oliena. Oltre un secolo dopo, nel mwuw1773, in seguito alla soppressione dell'ordine, i gesuiti dovettero abbandonare il vasto complesso da loro creato.
Sempre nel collegio i religiosi avevano installato un mwvqfrantoio e piantato un giardino ricco di mwvgagrumi e alberi sconosciuti nella zona. Grazie al loro infaticabile lavoro si incrementò l'agricoltura, in quanto introdussero alberi da frutta, e l'mwvwallevamento di mwwavacche, mwwqpecore, mwwgmaiali e mwwwcavalli.
Vennero impiantati anche due gioielli di ortofrutta lavorati in maniera razionale: "S'ortu 'e molinu", "S'ortu 'e su re", e la vigna di Iriliai, dove trovarono posto oltre centomila ceppi di mwxqvite. [la vigna di Irilai sarebbe stata impostata dai Frati Minimi (di San Francesco di Paola), prima dei Gesuiti, come risulta da documento di richiesta al Priore di Cagliari (LLF)]. Si costruirono ponti, strade, fontane e utili abbeveratoi, per non parlare poi delle opere di ristrutturazione.
Nel collegio si formarono molti gesuiti che furono mandati a cristianizzare gli indios "guaranies" delle "Reducciones del los Jesuitas" del mwxwParaguay e dell'mwyaArgentina del Nord, che costituivano durante il mwyqXVIII secolo una sorta di repubblica teocratica. Uno dei capi di questa organizzazione statuale fu il nobile Padre Tolu di Oliena morto in Paraguay nel XVIII secolo.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone del Comune di Oliena sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'8 marzo 2006.cite-ref-10[10]
Stemma
«
Semipartito troncato
: il primo, di rosso, all'
aquila
di nero, coronata con
corona all'antica
di tre punte, d'oro; il secondo, di rosso,
vestito
di verde, alle lettere maiuscole d'oro
I H S
, ordinate in fascia sul rosso; il terzo, di azzurro, al
castello
di rosso, mattonato di nero, merlato alla guelfa, il fastigio di sette, la torre centrale di quattro, finestrato di nero di tre, due in fascia nel corpo del castello, una nella torre, esso castello chiuso di nero, fondato in punta, accompagnato da due
grappoli d'uva
di porpora, pampinosi di verde, posti all'altezza della torre e del fastigio merlato, uno a destra, l'altro a sinistra. Ornamenti esteriori da Comune.»
(D.P.R. 08.03.2006)
Gonfalone
«Drappo di giallo con la bordatura di azzurro.»
(D.P.R. 08.03.2006)
Monumenti e luoghi d'interesse
Il centro storico e le chiese
Il centro storico di Oliena è ben conservato. Le strade, fatte di mw2qacciottolato, o d'mw2gimpredau, come si dice in paese, ospitano le antiche case, tutte vicine tra loro, che sembrano essere sorte con lo scopo di proteggersi l'una con l'altra. Anche se in gran parte disabitate, le antiche abitazioni conservano intatta la loro struttura originaria.
Avevano quasi tutte un cortile interno, mw3asu porciu,cite-ref-11[11] la caratteristica arcata che predominava l'architettura del paese. Di solito allo stesso cortile si affacciavano 3-4 famiglie, quasi sempre appartenenti allo stesso ceppo. Entro il cortile stava il mw4qpozzo, e mw4gsa bicocca con la scala di mw4wgranito in bella vista. Il centro della vita domestica era la cucina, al centro della quale sorgeva mw5asu 'ohile, dove si faceva il fuoco. Non tutti infatti si potevano permettere il caminetto. Il tetto, fatto sempre con canne sostenute da grosse travi, era facilmente deteriorabile.
Se la casa possedeva un secondo piano, il pavimento dell'elevato era in paglia, in sardo mw6gpagia. Non mancava un piccolo riparo per le mw6wcapre, che ogni famiglia possedeva. La porta d'ingresso dava sulla strada ed era rialzata rispetto al suolo, per impedire l'ingresso dell'acqua e di animali.
C'erano però anche alcune case più eleganti appartenenti alle famiglie ricche. Sui muri del centro, si possono osservare oggi svariati mw7qmw7gmurales, che riproducono scene di vita paesana e quello dedicato a mw7wSir mw8aGianfranco Zola.
Un'altra particolare caratteristica del tessuto urbano di Oliena, è l'elevato numero di chiese, all'interno dell'abitato se ne contano infatti 11:
• mwaqaSanta Croce
• mwaqySan Lussorio
• mwaqgSan Giuseppe
• mwaqoVergine del Carmelo
• mwaqwVergine di Bonaria
• mwaq4Sant'Anna
Non distanti da Oliena si trovano le chiese campestri di:
• mwarqSan Giovanni
• mwaryNostra Signora di Monserrato, patrona massima della Catalogna
• mwargNostra Signora della Pietà
Altre sono ormai cadute in rovina, come la mwarochiesa di Santa Luciacite-ref-12[12], risalente al XIV secolo, e quella di mwar8Nostra Segnora de sos Disamparàdos, sul monticello di mwasaManasùddas. Poco distante dalla chiesa di Nostra Signora di Monserrato sorgeva quella di mwaseSan Michele Arcangelocite-ref-p-alberti-1495-13-0[13]. In località mwasyOrrùle, sono presenti i ruderi della chiesa bizantina di mwascSan Basiliocite-ref-14[14]mwasw.
Di altre chiese ormai scomparse, come quelle di mwas4San Giorgio di Suelli, mwas8San Leone Magno, mwataSanta Maria Maddalena, mwateSanti Elena e Costantino, mwatiSan Gemilianocite-ref-p-alberti-1495-13-1[13] resta traccia solo nella mwatctoponomasticacite-ref-15[15]. Nel centro abitato era presente anche una chiesa intitolata a mwatwSant'Antonio Abatecite-ref-p-alberti-1495-13-2[13].
Monte Corrasi
Il mwau8Supramonte si estende nei comuni di mwavaDorgali, mwaveOrgosolo, Oliena, mwaviBaunei e mwavmUrzulei. Il monte Corrasi è la cima più alta del Supramonte, ed è anche il monte di Oliena. Esso è di natura calcarea, ed è ben visibile dai mari che bagnano la Sardegna. Le bianchissime cime calcaree dell'era mesozoica, hanno valso nel tempo, l'appellativo di "Dolomiti Sarde". Le punte più importanti sono: Corrasi (1.463mwavq m), Carabidda (1.327mwavu m), Ortu Hamminu (1.331mwavy m), Sos Nidos (1.348mwavc m). Su questi luoghi agresti ed impervi, con grotte e "nurres" affascinanti e inaccessibili, dai passi cattivi e inesplorati, dirupi e pietre sospesi nel vuoto, fino a non molti anni fa, planavano maestosi gli mwavgavvoltoi grifone, e pascolavano mwavkcervi e mwavodaini sardi. Oggi è comunque possibile vedere le mwavsaquile volare alte nel cielo, e le numerose mandrie di mwavwmufloni. In tutto il territorio possiamo osservare lecci secolari, mwav0querce e mwav4lentischio, i mwav8corbezzoli, i mwawaginepri lunghi e contorti che hanno già migliaia d'anni. All'interno del bosco ci sono gli mwaweagrifogli, il mwawisorbo, l'mwawmalaterno, l'enis e il mwawqtasso, comunemente definito "albero della morte", perché come dicevano anziani pastori e caprari, "non la tocca nessuna bestia!". Le risorse idriche, conservate in mwawusos laheddos, piccole cavità scavate nella roccia, permettono alla fauna del supramonte di abbeverarsi. I mwawycinghiali sono numerosi, ed è possibile vedere il mwawcgatto selvatico sardo, il mwawgghiro, la mwawkmartora, la mwawodonnola e mwawslepri in grande quantità. La montagna è praticabile da rocciatori e mwawwalpinisti; dagli appassionati di mwaw0trekking, e dagli amanti della natura in genere; non è del tutto consigliabile una scampagnata a chi non è del posto, infatti non è difficile perdersi. Alla quota di 631 m, è presente il Rifugio Ostello di Maccione.
Su Gologone, Lanaitho e i villaggi archeologici
Sul versante est del massiccio calcareo del Corrasi, faccia a faccia con mwaxqSa preda 'e sos Mugrones (la pietra dei mufloni), nella fertile valle di Guthiddai, si incontra una delle fonti mwaxucarsiche più conosciute d'mwaxyEuropa, mwaxcSu Gologone.
La sorgente, solo parzialmente esplorata, alimenta il fiume mwaxkCedrino. La fonte ha sempre rappresentato un'importante risorsa idrica, che dà acqua potabile ai comuni di Oliena, Dorgali e alla mwaxoBaronia. Dopo la sorgente, a pochi chilometri, l'antica, ripidissima carrareccia che porta alla valle di Lanaitho giustifica in pieno il nome del valico: "Su Passu Malu" (Il passo cattivo), al di là del quale strapiombano i monumentali basalti di Ganagosula che delimitano l'altopiano del Gollei.
La valle di Lanaitho comunque, luogo dai tratti belli e suggestivi, con grotte interessanti e visitabili con attrezzature mwaxwspeleologiche come quelle di Sa Ohe, Su ventu, Su mugrone e Elihes Artas, ha creato ambienti favorevoli all'insediamento umano già dal mwax0paleolitico superiore, com'è stato documentato nella mwax4Grotta Corbeddu, in cui sono stati trovati i resti umani più antichi della Sardegna, e il mwax8complesso nuragico Sa Sedda 'e Sos Carros, dove è stata rinvenuta un'importante fonte sacra.
Non è facile leggere sotto le macerie di un villaggio che la polvere di almeno 2.000 anni ricopre, eppure, questo villaggio, assai vasto e imponente, quando verrà dissepolto, potrà aggiungere una nuova pagina alla mwayepreistoria sarda. Le tombe presenti in esso, conservano solo in parte i suppellettili che un tempo le ornavano, ma all'interno dei mwayinuraghi potrebbero celarsi utensili e oggetti tali da completare le scarse conoscenze che si hanno sulle popolazioni che abitarono la Barbagia. Le abitazioni erano granitiche, ed è stata rinvenuta una grande officina che produceva diversi manufatti in metallo, che forniva anche i vicini centri di Gurruthone, Sòvana, mwaymBiriai e mwayqSerra Orrios.
Il villaggio non era dunque isolato ma intraprendeva fitti scambi anche con mwayyFenici e mwaycCartaginesi. Inoltre, sugli aspri costoni della valle, si trova il mwaygvillaggio di Tiscali, dove vivevano popoli guerrieri che mai si sarebbero assoggettati al dominio di mwaykRoma Imperiale. Sulla parete rocciosa della fortezza si apre un ampio finestrone dal quale si domina la sottostante valle di Lanaitho.
Da lì, le popolazioni potevano controllare tutti i movimenti dei romani. Il villaggio era un luogo molto sicuro per i suoi abitanti, e i soldati non si sono mai spinti in zone così impervie per cercare di catturare i ribelli; semmai lo avessero fatto, le popolazioni indigene erano pronte a nascondersi dentro le numerose grotte presenti nella valle, pronti a cogliere di sorpresa gli invasori: alludeva proprio a queste genti mwaysCicerone quando diceva che i "mwaywlatrunculi mastrucati" pareva sbucassero da sotto terra come le formiche.
Il Museo Diffuso delle opere di Liliana Cano
Dal dicembre 2025cite-ref-16[16] è visitabile l'itinerario artistico in otto tappe dedicato alle opere realizzate a Oliena dall'artista mwazmLiliana Cano, riconosciuta cittadina onoraria del paese barbaricino nel 2004.cite-ref-17[17]
Società
Evoluzione demografica
Lingue e dialetti
La variante del mwaausardo parlata a Oliena è una variante arcaica del mwaaybarbaricino di ollolai, nota per i caratteristici "colpi di glottide" in sostituzione della "k", l'elisione della " f", per fenomeni fonetici particolari tipici della parlata paesana e per la marcata vicinanza al latino medioevale.
Cultura
Costume
mwabeSu hustùmene, come definito dagli olianesi l'abito tradizionale, spesso tramandato di generazione in generazione, è composto da parti ispirate ai vari abiti del circondario, talune volte elegante e ricco d'mwabioro, talaltre di fattura più semplice, adatto ai giorni di lavoro. Fino agli mwabmanni trenta, veniva indossato quotidianamente da tutti gli abitanti, mentre attualmente è indossato solo dalle donne più anziane del paese, oppure nelle occasioni di festa.
Il costume si porta inoltre come elemento tradizionale e di cultura nelle processioni religiose e nelle manifestazioni di mwabufolklore.
Le principali parti di cui si propone il costume, sia maschile che femminile, sono:
• mwab0su muncadore, il fazzoletto copricapo femminile, ricamato a mano da abili artigiane con fili di seta e d'oro;
• mwacqsos carciones de 'uresi, il mwacugonnellino di mwacyorbace del costume maschile;
• mwacgsas mìgias, le mwackcalze, anch'esse di orbace, che ricoprono le gambe dell'uomo;
• mwacsmwacwsa berritta, il copricapo maschile;
• mwadisa tùnica, la gonna d'orbace femminile
Il costume olianese, ma anche quello sardo in generale, viene realizzato interamente a mano, è di difficile elaborazione e per questo è prezioso e ha un certo valore. Si indossa con i classici gioielli di Oliena.
• mwadysa gutturada, collana d'oro e perline di corallo
• mwadgsu sole, pendente che raffigura il sole con uno o due cuori al centro
• mwadosos buttones de prohu, bottoni d'oro
I balli
Gli olianesi per natura hanno il sangue ballerino. Nelle piazze di San Lussorio, Sas Honcias, Sa 'untana nova, Santa Maria, giovani e anziani si riunivano tutte le domeniche per ballare mwaeesu ballu tundu.
Si iniziava sempre in pochi, ma si finiva poi con una marea di gente. In paese troviamo sei balli diversi:
• mwaekS'Àrciu;
• mwaesS'Àrciu Antihu;
• mwae0Su Durdurinu;
• mwae8Su passu torrau;
• mwafeSu Nugoresu;
• mwafmSu Dennaru.
I primi tre sono balli che hanno esclusive radici olianesi e sono unici in tutta la Sardegna. "Su Durdurinu", inoltre, è l'unico ad essere accompagnato da voce monodica e musicalmente dal "silenzio", e si basa quasi interamente sul ritmo dei ballerini stessi ed il suono (mwafusas istrumpadas) del battere dei piedi. Gli altri invece sono accompagnati dal Canto a Tenore o dall'organetto diatonico.
Il mwafcballo sardo ha sempre in ogni caso rappresentato un aspetto positivo per lo sviluppo dei rapporti sociali della comunità olianese.
Il canto a tenore
Oliena è uno dei centri della Sardegna nel quale la tradizione del mwagecanto a tenore è maggiormente e particolarmente viva, sentita e largamente praticata. Sono numerosissime infatti le persone (uomini) che sanno "mwagipesare una vohe", intonare cioè una cantata.
Non tutti chiaramente fanno parte di un "gruppo" fisso per esibizioni in pubblico, ma negli appuntamenti più sentiti e particolari come le sagre o gli spuntini, non si perde occasione per cantare.
Le origini del tenore sono molto antiche e, probabilmente, vanno messe in relazione con quelle dell'altra modalità musicale caratteristica della Sardegna: le mwagklauneddas, di cui si hanno tracce sin dall'antichità.
Le launeddas, però, sono strumenti musicali ad ancia fatti di canne. Il Tenore è, invece, un canto polifonico composto dall'unione di quattro voci: mwagssa vohe, mwagwsa mesu vohe, mwag0su hontra e mwag4su bàsciu. Ogni paese dell'area del canto a tenore, pur con caratteristiche essenziali comuni, ha proprie modalità d'esecuzione che lo distinguono dagli altri: perciò il tenore di ogni paese è unico e inconfondibile, nello stesso modo in cui lo sono la parlata e il costume tradizionale.
Essendo una forma musicale a carattere locale, arcaico e popolare, il canto a tenore ha una propria storia evolutiva sostanzialmente estranea a quella della musica tonale che caratterizza la tradizione "colta" occidentale (al più vi sono state delle influenze minime e limitate, anche reciproche). Pertanto, in contrapposizione a quest'ultima, possiamo definire il tenore come un canto "modale autonomo".
Il tenore nella sua composizione "ordinaria" è formato da quattro mwahevoci, ed ognuna è eseguita da una sola persona di sesso maschile.
I quattro ruoli sono:
• mwahuSa Vohe: la voce di "impostazione e guida";
• mwahcSu Bàsciu: la voce di basso;
• mwahkSu Hontra: la voce di mwahocontrappunto;
• mwahwSa Mesu vohe: la voce alta.
Il mwah4tenore (in senso ampio), come detto sopra, si compone di soli quattro ruoli; dalla loro combinazione, però, deriva una struttura del canto molto articolata, la cui analisi è tutt'altro che semplice.
mwaiaSu Puntu: questa è la parola-chiave del Tenore, essa comprende una serie di significati (non tutti ben definibili) che complessivamente qualificano il canto.
Infatti, quanto all'mwaiiarmonia, su Puntu indica la nota fondamentale e, quindi, la tonalità del canto proposta dalla Vohe e sulla quale il Tenore costruisce l'accordo. In tal senso si usa distinguere tra:
• mwaiupuntu bàsciu: impostazione tonale bassa;
• mwaicpuntu mesanu: impostazione tonale media;
• mwaikpuntu artu: impostazione tonale alta.
Quanto al ritmo, su Puntu sta ad indicare la velocità di esecuzione e, quindi, si dirà che il canto è:
• mwai0a Puntu Sèriu: se il movimento è compreso (più o meno) tra il lento e il moderato;
• mwai8a Puntu Lestru: se il movimento sta (più o meno) tra il moderato e l'allegro vivace;
Inoltre, su Puntu indica anche le cadenze della sequenza ritmica proposta dalla Vohe e, nei modi d'uso, rimarcate (o rielaborate) dal Tenore.
Questa centralità del termine Puntu, si ritrova anche nella valutazione complessiva assegnata alla cantata: perciò se Vohe e Tenore stanno cantando bene si usa dire che hanno mwajiunu puntu vonu (o mwajmbellu, ecc.), viceversa si dirà che hanno mwajqunu puntu malu (o mwajulègiu, ecc.). Al plurale, Puntos, può indicare tutte le note eseguite in una cantata o in una sua parte (in pratica, è l'equivalente del termine nota).
mwajcSu Torradògliu: è quasi un sinonimo di puntu, si usa più che altro per indicarne il lato negativo. Ossia, quando un tenore non tiene e sviluppa in modo appropriato il puntu e, quindi, canta male, si usa dire che ha perso su torradogliu (mwajgch'an pèrdiu su torradògliu).
Più in particolare, indica la nota fondamentale su cui si basano la mwajomelodia e l'armonia del canto (mwajssu puntu de torradògliu).
mwaj0S'istèrrida: indica la modalità di mwaj4canto con cui, nella stragrande maggioranza dei casi s'inizia una mwaj8vohe a Tenore. Si compone sostanzialmente di due parti:
• la prima è eseguita dalla sola vohe che, eseguendo una melodia generalmente semplice (ma può anche essere molto elaborata e presentare delle trasposizioni tonali), canta alcuni versi (di solito due o quattro, ma a volte anche di più) proponendo così al tenore, in fase di ascolto, su puntu della cantata che si intende sviluppare;
• la seconda è, per lo più, ambito del tenore, il quale raccolta la proposta di puntu della vohe, in una prima fase, più o meno prolungata, la sviluppa in modo da creare il miglior effetto armonico possibile; nella seconda fase ribadisce tal effetto con alcuni mwakmhorfos (colpi), se occorre anche rimarcando alla vohe le necessarie modifiche da apportare all'impostazione inizialmente proposta.
Ad una prima mwakuistèrrida, ne possono seguire anche altre secondo le necessità del canto o le intenzioni dei cantori.
mwakcS'Ahordu: indica l'effetto complessivo raggiunto dalla sovrapposizione (e contrapposizione) delle voci del tenore nell'interpretazione del puntu: ossia, l'accordo armonico del canto.
• mwakoS'arciada: indica l'innalzamento del puntu; quindi mwaksarciare su puntu significa effettuare un trasporto di tono verso l'alto (es. da DO a MI).
• mwak0S'abbasciada: indica, invece, un abbassamento del puntu; pertanto mwak4abbasciare su puntu significa effettuare una trasposizione tonale verso il basso (es. da LA a FA).
• mwalaSa marca: indica le segnalazioni fatte dal tenore o da una singola mwalehamba (ruolo) alla vohe riguardo alle modifiche da apportare al puntu. Ad esempio, se la vohe propone un'impostazione troppo alta, il tenore o una hamba evidenziano (mwalimàrcana) con appositi vocalizzi la necessità di reimpostare o continuare il canto con un'intonazione più bassa.
• mwalqSa pesada: indica, in particolare, l'impulso con cui la vohe dà inizio al canto del tenore, ma anche ogni impulso successivo con cui essa prosegue la cantata.
• mwalySa Girada: anche questo termine ha una pluralità di significati. I più ricorrenti sono:
• Il nome della modalità di canto (mwalkgiradas appunto) con cui, dopo sas isterridas, si continua la vohe a tenore; qui la vohe continua, secondo determinate cadenze, a cantare i versi del componimento poetico, e il tenore gli si sovrappone con i propri vocalizzi.
• L'atto con cui si muta la velocità d'esecuzione di un canto (ossia, quando vi è un'accelerazione ritmica - sa vohe dae seria girà a lestra).
• Il cambio del tipo di canto eseguito (es. dal ballo mwalwsi girat ad ammuttos).
• In particolare, può indicare anche le variazioni melodiche e ritmiche proposte da ogni singolo ruolo del tenore (es. la mesu vohe girat in un certo modo e la hontra in un altro).
• mwal8Su Johu: indica la sequenza melodica e ritmica sviluppata dal tenore nel suo complesso e da ogni singolo ruolo.
• mwameSu Horfu: indica il singolo vocalizzo emesso nel canto da ciascuna hamba. L'insieme continuo di tutti i vocalizzi (mwamisos horfos) equivalgono alle sequenze ritmiche sviluppate nella cantata (mwammsos johos).
• mwamuSa Hamba: equivale a ruolo (es. la hontra è una hamba del tenore).
• mwamcSa Moda: indica l'insieme delle peculiarità esecutive che contraddistingue il tenore di ciascun paese o zona (es. si usa dire, riferendosi ai paesi: sa moda de Ulìana, de Nùgoro, de Pathada ecc. o anche sa moda durgalesa, mamujadina ecc.; riferendosi ad ambiti più vasti sa moda baroniesa, costerina ecc.). Inoltre, può indicare anche lo stile esecutivo di una determinata persona (es.: sa moda mea de 'aher su basciu, sa moda de Antoni de 'aher sa mesu vohe ecc.).
Interpretazioni di canto
mwam4Modas (o interpretazioni di canto a Oliena): Ad Oliena, i modi di cantare sono numerosi ed alcuni tipicamente e distintamente locali. Alcuni di questi avevano una loro caratteristica ben precisa e sostanzialmente differente in origine, ma col tempo e con le diverse "contaminazioni" e influenze non solo di altri centri vicini, ma date anche dall'esuberanza dei giovani nei vari cambiamenti generazionali hanno subìto differenze notevoli che hanno anche portato alla necessità di distinzione nei nominativi.
Alcune di queste mwanamodas sono anche quasi totalmente scomparse dalle esibizioni attuali, scomparsa dovuta probabilmente all'estrema difficoltà di interpretazione o alla preferenza di accompagnamento data dalla mwanevohe sola, e lasciate alla gelosa custodia di pochi anziani e pochissimi giovani che con grande difficoltà stanno cercando di riportarle alla luce riproponendoli nelle varie situazioni canore:
• mwanqVohe Sèria (o mwanuvohe 'e notte)
• mwancGirada
• mwankAmmuttos
• mwansAttittos
• mwan0Gòccio
• mwan8Passu torrau
• mwaoePassu torrau a horfos
• mwaomA sa Mamujadina
• mwaouBallu Nugoresu (o mwaoylestru)
• mwaogBillaradomba Mamujadinu
• mwaooBallu Arcieddu
• mwaowBallu Àrciu (quasi totalmente in disuso)
• mwao4Ballu Àrciu Antihu (quasi totalmente in disuso)
• Altre varianti attualmente perse dai giovani cantori, come "...a horfos, lestru, pasau, a s'istrangia.
Le origini
Ad Oliena le origini del mwapicanto a tenore sono remotissime e bisogna addirittura tornare indietro al mwapm1830-40 per trovare alcune tra le primissime testimonianze scritte ed ufficiali. Nel suo viaggio in mwapqSardegna infatti l'Angius Casalis, dopo una dettagliatissima, accurata ed attenta illustrazione dei balli, in piazza mwapuSan Lussorio, così scriveva:
«Gli Olianesi non sono meno degli altri Sardi amanti dei balli, e li fanno girare al ritmo delle quattro voci!»
È logico che le quattro voci non potevano che essere quelle del canto a Tenore, visto che nel centro Sardegna (a parte le corali religiose delle confraternite, formate però da oltre cinque elementi) non esistevano altre forme di coro che potessero accompagnare i balli.
Era di Oliena anche il primo "gruppo" di canto a Tenore ad aver attraversato il mare per esibirsi in continente. Parliamo del lontano mwapk1923 e mwapoGabriele D'Annunzio, incantato ed impressionato dall'intonazione di queste potenti voci durante una delle tante visite presso le cantine del paese, accompagnate da abbondanti bevute, decise di far esibire il Tenore presso il "Vittoriale".
Non è dato sapere come siano stati accolti e che tipo di giudizio critico abbiano avuto quegli uomini vestiti ancora dei loro costumi tipici, possiamo però immaginare l'impressione che possono aver destato tra i presenti, certamente uomini e donne di ceto sociale elevato e componenti nobiliari, abituati soprattutto ad ascoltare musiche classiche e a frequentare i "salotti buoni" dell'alta borghesia. Ancora oggi però, sono in corso le ricerche allo scopo di recuperare eventuali testimonianze (anche audio visive) di quell'evento eccezionale.
Testimonianze audio
Si sa per certo, che le primissime registrazioni del Tenore di Oliena, sono state effettuate a cavallo tra gli anni trenta e quaranta.
Non è chiaro dove e come, e non se ne sono ancora trovate tracce ma vi è la certezza e l'identità di uno dei componenti di quell'evento; si tratta di mwap8Ciu Peppeddu Boe, meglio noto con il soprannome di "Vola-vola". Si diceva di lui non solo che avesse una voce straordinaria e indiscutibilmente "superiore", voce che riusciva a far partire qualsiasi Tenore, ma anche che mwaqas'at bèndiu sa vohe cioè "si ha venduto la voce", modo ironico per far presente che per quella registrazione, ciu "Vola-vola" e i suoi amici erano stati ricompensati con una discreta somma di denaro, a quei tempi cosa rarissima.
Bisognerà poi attendere gli anni cinquanta per avere alcune testimonianze "audio", registrazioni effettuate pare da una troupe di "radio mwaqiCagliari" (la mwaqmRai regionale di allora), che in giro per i paesi dell'interno, coglievano anche le cantate "occasionali e spontanee" dentro i bar, le cantine o nelle sagre paesane, e quelle dei ricercatori della famosissima e secolare (anno di fondazione 1585) "Accademia di Santa Cecilia" in mwaqqRoma.
Alcune di queste registrazioni sono state recuperate: molte di loro erano in condizioni ottime in quanto erano state utilizzate per sottofondi musicali di programmi sul folklore, film e documentari sulla mwaqySardegna, senza contare gli appuntamenti della radio Sarda la domenica a mezzogiorno.
Tra i protagonisti di allora, i più noti - considerati dei veri e propri "veterani" - erano "ciu Juvanne Corveddu", mwaqgciu Antoni Piga "Cuccirinu", mwaqkciu Coseme Congiu "Tramposu", mwaqociu Jacobbe Puligheddu "Istampa", mwaqsciu Antoni Congiu "Lallai", mwaqwciu Antoni Tolu "Bonette", mwaq0ciu Badore Mula "Muleddu", mwaq4ciu Babbore "Sarvestru", mwaq8ciu Iriheddu Ortu "Tasha", mwaraciu Antoni Flore "Gaddura", mwareciu Predu Massaiu "Maggiaconca" e altri numerosissimi che hanno anche più volte cavalcato i palchi di diverse località dell'isola partecipando alle mwarigaras di mwarmTenore durante le feste patronali, che prevedevano la selezione e la premiazione (in denaro) dei primi tre fra i gruppi migliori.
Bisognerà comunque attendere la metà degli anni settanta per avere una registrazione ufficiale del Tenore di Oliena: la prima è stata registrata dai componenti di 2 gruppi che si sono uniti per l'occasione e hanno diviso la "cassetta" con il gruppo di Benetutti (intitolata appunto "Tenores Oliena Benetutti") la quale voce solista del gruppo antagonista era un altro Olianese emigrato (Antoni Salis "Sculaccia").
È sempre degli anni settanta la partecipazione del Tenore di Oliena alla registrazione che ha portato alla produzione della cassetta "Tenori Diversi", composta da più paesi.
Nei primi anni ottanta invece, usciva la cassetta interamente firmata da Olianesi: si trattava del "Tenore su Gologone".
Tra il mwarg1992 ed il mwark1995, il "Tenore Corrasi", capeggiato da una delle voci più apprezzate della Sardegna, Mimminu Maisola, produsse altre due cassette, la seconda intitolata "Tempos Passados". È invece del 2002 la cassetta de "su Tenore Ulianesu", nella quale vi è un'accurata ricerca dell'interpretazione delle poesie Olianesi. Il 90% delle cantate infatti, sono in dialetto schiettamente olianese.
Del mwars2006 è invece la produzione del CD del "Tenore Lanaitho". L'ultima produzione musicale nata in casa dei Tenores di Oliena è il CD dedicato al compianto Antoni Mereu (riconosciuto come uno dei migliori "bascios" di tutta l'isola, scomparso alcuni anni fa) da parte dei suoi amici intitolato "Tenore Rimundu Congiu, in amentu de Antoni Mereu", nel quale molti dei brani presenti sono interpretati dallo stesso Mereu in alcune registrazioni di prova effettuate poco tempo prima della sua scomparsa.
I gruppi
Oliena vantava al 2015 la presenza di 8 gruppi di canto (5 dei quali regolarmente iscritti all'albo regionale dei gruppi a tenore), con un'età dei componenti che va da un massimo di 60 ad un minimo di 13 anni:
• Tenore "Corrasi"
• Tenore "Ulianesu"
• Tenore "Lanaitho"
• Tenore "Santu Lussugliu"
• Tenore "Santu Juvanne"
• Tenore "Antoni Mereu"
• Tenore "Santu Nasciu"
• Tenore "Predu Muchera"
Causa la competizione per le esibizioni nelle sagre alcuni di questi gruppi si sono successivamente sciolti. Grazie ad un numero così elevato, Oliena è, dopo Nuoro (che conta però oltre 30.000 abitanti), il paese con la più alta percentuale di gruppi "fissi" di canto.
Cinema
Oliena e il suo territorio sono stati scelti come location per le riprese di numerosi celebri film. Tra questi ricordiamo:
• mwas4mwas8La Bibbia di mwataJohn Huston, mwate1966 prodotto e distribuito da mwatiDino De Laurentis. Le scene del sacrificio di mwatmIsacco sono state girate sul mwatqMonte Corrasi.
• mwatymwatcKing David di mwatgBruce Beresford, mwatk1985, con mwatoRichard Gere; prodotto e distribuito dalla mwatsParamount, girato in parte nella Valle di Lanaitto.
• mwat4mwat8Delitto per Amore - L'Edera di mwauaAugusto Genina, mwaue1950. Tratto dal romanzo mwauiL'Edera di mwauqGrazia Deledda è stato girato quasi interamente all'interno del paese.
• mwauymwaucDisamistade di mwaugGianfranco Cabiddu. Alcune scene sono state girate nel sito archeologico di mwaukTiscali e la scena finale è stata girata su una corriera che attraversa la strada Oliena-mwauoDorgali.
• mwauwL'Ultima Frontiera, di mwau4Franco Bernini, mwau82006, con mwavaFabrizio Gifuni e mwaveNicole Grimaudo. Fiction per la tv della mwaviRai incentrata sul mwavmbanditismo mwavqsardo di fine ottocento e inizio novecento è stata girata nella grotta di mwavuSa Oche, sul mwavyMonte Corrasi e nelle sorgenti di mwavcSu Gologone.
• mwavkmwavoSu Re di mwavsGiovanni Columbu, del mwavw2013, prodotto e distribuito dalla mwav0Sacher; le scene della crocifissione di mwav4Cristo sono state girate sul mwav8Monte Corrasi nello stesso punto dove era stato girato il sacrificio di mwawaIsacco del film di mwaweJohn Huston.
• mwawmmwawqTransumanza, corto di mwawuSalvatore Mereu; presentato alla mwawyMostra del Cinema di Venezia del mwawc2013 per celebrare i 70 anni della prestigiosa rassegna, è stato girato sul mwawgMonte Corrasi.
• mwawomwawsBanditi a Orgosolo di mwawwVittorio De Seta del 1961 - Molte scene sono state girate sul Monte Corrasi, a punta sos Nidos e a s'Ishala e s'Arena o Ala Segnora
• mwaw4Scarabea diretto da mwaw8Hans-Jürgen Syberberg, mwaxa1969 tratto dal racconto mwaxeSe di molta terra abbia bisogno un uomo di mwaxiLev Tolstoj e giratocite-ref-19[19] prevalentemente tra mwaxcOrgosolo ed Oliena
• Women of the world diretto da mwaxoGualtiero Jacopetti, mwaxsPaolo Cavara e narrato da mwaxwPeter Ustinov mostra alcune scene girate ad Oliena legato alla tradizione sarda ormai in disuso de s'attittu.
• Corbeddu, mwax41975 diretto da Louis van Gasteren, ricostruisce la storia del bandito mwayaGiovanni Corbeddu Salis
Eventi
La presenza sul territorio di un numero così alto di gruppi e di appassionati, permette e incentiva logicamente anche l'organizzazione di numerosi eventi legati al mondo del canto Sardo. A parte le feste patronali più importanti come quelle di San Lussorio e Pasqua (nelle quali il Tenore è sempre uno dei protagonisti), feste come quella di "N.S. de Musserrata", "Santu Juvanne" "Sant'Antoni" e "Bonuhaminu" hanno fatto del canto a Tenore una delle loro caratteristiche principali, dedicando all'esibizione dei "hantadores" intere ed apposite serate. Ad Oliena, si svolge anche la "rassegna di Canto a Tenore" più "anziana" di tutta la Sardegna arrivata oggi alla sua 15ª edizione, nella quale in questi anni si sono esibiti quasi tutti i gruppi Sardi e prediligendo particolarmente quelli dei giovanissimi; accade quindi, che numerosi siano i gruppi che (oggi ormai famosi) si sono esibiti per la prima volta in pubblico proprio qui ad Oliena. Quasi tutti i gruppi di Oliena, sono stati presentati al pubblico in occasione della Rassegna! Altri eventi degni di nota svoltisi ad Oliena sono un importante convegno voluto e finanziato dalla Provincia di Nuoro e curato dall'Associazione Culturale "Sos Hustumenes" intitolato: "su Hantu a Tenore e Trattas de Pastoralismo", svoltosi il 04/02/2005 con la partecipazione di alcuni tra i più importanti ricercatori, etnomusicologhi e intellettuali Sardi e del continente. Il premio (tutto Olianese) "Tenore pro meritos de Onore (Tenore ad Honorem)" la quale prima edizione è andata al Dorgalese Prof. Andrea Deplano, grande ricercatore e primo ad aver scritto scientificamente sul canto a Tenore. Oliena, è anche l'unico paese della Sardegna ad essersi dotato di una mostra "itinerante", ricca anche di testimonianze "audio-visive", dedicata al canto a Tenore, partecipando a diverse manifestazioni in tutta la Sardegna. È stata anche prodotta una dispensa (per eventuali usi didattici) nella quale, in maniera semplice ma dettagliatamente comprensibile, il canto a Tenore viene "smontato" ed illustrato nella sua totale particolarità e complessità.
Le feste e i dolci
A Oliena numerose sono le ricorrenze festive, alcune antiche addirittura di secoli, altre più recenti.
La notte del 16 gennaio si prepara un grande fuoco, uno in ogni rione del paese, in omaggio a mwayySant'Antonio abate, e per l'occasione si prepara un particolare dolce, "Su Pistiddu", che si offre agli ospiti insieme a un bicchiere di buon vino, mentre ci si riscalda tutti insieme davanti al fuoco.
Vi sono poi i riti della mwaywSettimana Santa, comprendenti la mway0Via Crucis, il mway4Mercoledì delle Ceneri, la mway8lavanda dei piedi agli mwazaapostoli il mwazeGiovedì santo, e "S'Iscravamentu" il mwaziVenerdì Santo, durante il quale mwazmGesù viene tolto dalla mwazqcroce, ormai morto.
A mwazyPasqua poi, si può assistere ad un evento tra i più suggestivi dell'intera isola: "S'Incontru". Questo rito è l'animazione scenica dell'incontro tra la mwazcMadonna ed il Cristo risorto. Dalla chiesa di San Francesco parte una piccola processione di fedeli che accompagna la Madonna; Simultaneamente, un'altra processione che parte da Santa Croce, accompagna Gesù. I due simulacri sono ricoperti di ori mwazgvotivi.
L'incontro avviene in piazza Santa Maria. Alla Madonna viene tolto il velo nero del lutto, gli spari coprono ogni altro rumore, e ad assistere, oltre ai fedeli, ci sono centinaia di donne e uomini in costume, che rendono ancora più bella la scena. Il 21 giugno invece è la festa di San Giovanni "Santu Juvanne de sos pastores", la quale chiesa, che sorge a pochi chilometri di distanza dal paese, viene raggiunta da una lunga mwazoprocessione di fedeli a cavallo, che una volta arrivati a destinazione ascoltano la messa e gustano il pranzo tutti insieme.
Arriva poi la festa patronale di San Lussorio, a metà agosto. Nei giorni precedenti la festa, ogni sera viene allestito uno spettacolo diverso, dal mwazwcabaret, ai mwaz0canti a tenore, ai balli sardi, fino al concerto finale, che vede come protagonista ogni anno, un cantante di successo del panorama musicale italiano. Il 21 agosto, giorno proprio della festa, dopo la processione, le vie del paese sciamano di gente fino a tarda notte.
Dal 1º all'8 settembre, nel santuario campestre di Monserrata, si festeggia la Madonna. I novenanti alloggiano nelle tante "cumbressias" per tutto il tempo della festa. A metà settembre poi inizia "mwaz8Cortes Apertas", una manifestazione culturale che oggi interessa tutti i comuni dell'isola, ma che è nata proprio ad Oliena nel mwa0a1996. Questa festa vede aprire tutte le case e i cortili vecchi per essere visitati dai turisti, e vengono esposti i prodotti di mwa0eartigianato locale, e tutti i dolci del posto.
Il vino
«Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama?
Ahi lasso!»
Con queste parole mwa0uGabriele D'Annunzio, ospite a Oliena per un breve periodo, elogia il vino del paese, il mwa0yNepente. Oliena infatti è nota soprattutto per il suo vino, conosciuto in tutto il mondo, e che si produce proprio qui, alle pendici del Supramonte. I giorni di mwa0cvendemmia sono giorni di festa. Il vino si produce presso privati, oppure nella cantina sociale, che è tra le più produttive. Non ci sono parole per descrivere quel sapore, quell'odore particolare, o anche solo il colore, del Nepente olianese.
Infrastrutture e trasporti
Amministrazione
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 aprile 1995 | 16 aprile 2000 | Salvatore Fele | liste civiche di centro-sinistra | sindaco | [ 20 ] |
| 16 aprile 2000 | 9 maggio 2005 | Salvatore Fele | liste civiche di centro-sinistra | sindaco | [ 21 ] |
| 9 maggio 2005 | 31 maggio 2010 | Francesco Giuseppe Capelli | lista civica | sindaco | [ 22 ] |
| 31 maggio 2010 | 31 maggio 2015 | Salvatore Serra | lista civica "Tutti Uniti per Oliena" | sindaco | [ 23 ] |
| 31 maggio 2015 | 4 ottobre 2017 | Martino Salis | lista civica "Oliena Viva" | sindaco | [ 24 ] |
| 4 ottobre 2017 | 10 giugno 2018 | Manuel Delogu | | commissario straordinario | |
| 10 giugno 2018 | 29 maggio 2023 | Sebastiano Antioco Congiu | lista civica "Movimentiamo il Nostro Futuro" | sindaco | [ 25 ] |
| 29 maggio 2023 | in carica | Sebastiano Antioco Congiu | lista civica "Continuità e futuro per Oliena" | sindaco | [ 26 ] |
Gemellaggi
Note
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwa3umwa3ymwa3cBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwa3gdemo.istat.it, mwa3kISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwa30mwa34mwa38Classificazione sismica (mwa4amwa4eXLS), su mwa4irischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-33. ↑ mwa4y mwa4cmwa4gBruno Migliorini mwa4ket al., mwa4omwa4sScheda sul lemma "Oliena"mwa44, in mwa5ymwa5cDizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, mwa5gISBNmwa5k 978-88-397-1478-7.mwa5s
cite-note-44. ↑ mwa58mwa6aLuciano Canepari, mwa6emwa6iOliena, in mwa6mmwa6qIl DiPI: dizionario di pronuncia italiana, Bologna, Zanichelli, 1999, mwa6uISBNmwa6y 88-08-09344-1.
cite-note-55. ↑ Da scriversi con l'accento secondo le norme della mwa6slimba sarda comuna.
cite-note-66. ↑ cfr. Congiu Angelino (2003), mwa68I toponimi del Supramonte di Oliena, in Sardegna Mediterranea n. 12, pp 62-65, e Cara Matteo (2016) mwa7aSentieri, Fabula
cite-note-77. ↑ Grazia Deledda, "Leggende sarde", mwa7qIl diavolo cervo, stampato da Amazon Italia Logistica S.r.l, Torrazza Piemonte (Torino).
cite-note-88. ↑ mwa7gmwa7kcomune.oliena.nu.it, mwa7ohttps://www.comune.oliena.nu.it/citta-e-territorio/momenti-e-personaggi-storici/storia/locoe.htmlmwa7s Titolo mancante per url mwa7wurl (aiuto).
cite-note-99. ↑ Passio Sentiae a pagina 3 del libro P. Michele Marinelli R.C.J. - S. Mamiliano Monaco Vescovo di Palermo - Pontificia Universitas Lateranensis. Il santo visse probabilmente nel territorio di Oliena dove si occupò della cristianizzazione dei locali. Infatti a pagina due dello stesso libro si parla del fatto che fuggendo dall'Africa di Genserico (Tunisia) dove era prigioniero giunse con una nave fino in un luogo chiamato Suana, Sovana, nell'entroterra di una città chiamata Sinis (Tharros). Siamo nel VI secolo d.C. e occorre ricordare che la rotta più importante dall'mwa8iAfrica, da mwa8mCartagine, verso Roma era la cosiddetta Cartagine-Sulcos percorsa dalle navi cerealicole che in Sardegna faceva scalo nelle insenature delle codule del golfo di Orosei dove il centro più importante era Sulcalis oggi nuraghe Mannu. Attraverso questa rotta è probabile che giunse Santu Milianu a Sovana. Ecco perché Santu Milianu doveva essere forse il santo più importante per i locali durante l'alto medioevo.
cite-note-1010. ↑ mwa8cmwa8gmwa8kEmblema del Comune di Oliena (Nuoro), su mwa8opresidenza.governo.it, Governo Italiano, Ufficio onorificenze e araldica, 2006. mwa8sURL consultato il 5 luglio 2021.
cite-note-1111. ↑ Il nome viene dal catalano mwa88porxo e dallo spagnolo mwa9aporcho che significa portico.
cite-note-1212. ↑ Si ricorda: San Mamiliano Vescovo di Palermo (Santu Milianu) patrono di Golcone (Corcodde) borgo dotato di castello era presente poi nelle prossimità San Giorgio; nelle vicinanze in agro di Dorgali al confine con l'agro di Oliena era presente San Pietro di Iloghe del borgo di Iloghe dotato di castello chiamato castello di Elcono; La Madonna dei Poveri (Nostra Segnora de sos disamparados) patrona del borgo di Filluri (Filihuri in olianese e Filicore in nuorese e in dorgalese); La Misericordia patrona del borgo di Nothule (Dule); la chiesa patrona di Latinaco (Lanaito) e di Sovana della quale non se ne tramanda più la dedicazione; Sant'Elena e San Costantino (Santa Ligustina) patrona di Gadu o Giumpattu era presente poi nelle prossimità San Michele (Santu Miali); Santa Telica Martire (Santa Dilica) chiesa campestre del paese di Isalle (in agro di Dorgali); San Teodoro (Santu Teru) chiesa campestre del paese del borgo di Gultudofe (ubicato presso le chiese di N.S. d'Itria nell'Ortobene e San Giacomo del Rio di Lugula nell'Ortobene).
cite-note-p-alberti-1495-1313. ↑ mwa9smwa9wO. P. Alberti, "La Diocesi di Galtellì dall'unione a Cagliari (1495) alla fine del secolo XVI", vol. I, pag. 120, 1993, 2D Editrice Mediterranea, Sassari.
cite-note-1414. ↑ mwa-amwa-eO. P. Alberti, "La Diocesi di Galtellì dall'unione a Cagliari (1495) alla fine del secolo XVI", vol. II, doc. 485, pagg. 413-414, 1993, 2D Editrice Mediterranea, Sassari..
cite-note-1515. ↑ Queste chiese sono nominate nell'Inventario della Mensa vescovile redatto al momento della soppressione della diocesi di Galtellì (1495). La chiesa di San Giorgio, probabilmente la prima parrocchia del nucleo originario di Oliena [F. C. Casula, mwa-uDizionario storico sardo, 2001, pag. 1089, Ed Carlo Delfino e S. Congiu, F. Cabboi, D. Loi, mwa-yOliena. Immagini e testimonianze di vita,1985, pag. 23, didascalia foto in basso, Ed. Archivio fotografico sardo, Nuoro] sorgeva nel rione mwa-cSant'Idògli (San Giorgio in sardo olianesemwa-g); quella di San Leone nella piazza mwa-kSantu Leo; quella di Santa Maria Maddalena nel rione detto mwa-oSa Madalena; quella dei Santi Elena e Costantino, era una chiesa campestre edificata nel territorio denominato mwa-sSanta Ligustìna; San Gemiliano sorgeva nella piana di mwa-wSantu Miliànu-mwa-0Corcòdde, nei pressi di mwa-4Su Gologone [M. Vargiu, mwa-8Le chiese di Oliena,1999, di AA.VV. pagg. 42-45].
cite-note-1616. ↑ mwa-mmwa-qmwa-uInaugurazione Museo Diffuso Liliana Cano (Oliena), su mwa-ylilianacano.com.
cite-note-1717. ↑ mwa-omwa-smwa-wMuseo diffuso Liliana Cano (Oliena), su mwa-0fondoambiente.it.
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Bibliografia
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• mwbgeFrancesco Floris (a cura di), Grande Enciclopedia della Sardegna, Sassari, Newton&ComptonEditori, 2007. URL consultato il 10 dicembre 2012 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2012).
• P. Michele Marinelli R.C.J., mwbgmS. Mamiliano Monaco Vescovo di Palermo, Pontificia Universitas Lateranensis.
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Collegamenti esterni
• mwbhaLa scheda del comune nel portale mwbheComunas della Regione Sardegna.
• Il sito web ufficiale del mwbhmComune di Oliena.
• mwbhuOliena.it Il portale turisco del Comune di Oliena. Credi ai tuoi occhi!
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